Al via la nuova edizione del Master in Imprenditoria dello Spettacolo dell’ Università di Bologna.

 

Al via la nuova edizione del Master in Imprenditoria dello Spettacolo dell’Alma Mater Studiorum Università di Bologna.
Sono in corso le iscrizioni per partecipare alla selezione del Master di I livello in Imprenditoria dello Spettacolo per l’anno accademico 2017-2018. Il Master – la prima edizione si è tenuta nel 2001-2002 – è stato istituito dal Dipartimento delle Arti dell’Alma Mater Studiorum Università di Bologna.
La  domanda di partecipazione  deve pervenire entro il 4 dicembre 2017.
Obiettivo del master è formare figure organizzative dello Spettacolo dal vivo (prosa, musica e danza) in possesso di competenze professionali rispondenti alle esigenze attuali del mercato nazionale e internazionale – in linea con l’evoluzione delle politiche culturali, sociali ed economiche – in grado di operare nella progettazione, produzione e distribuzione. A conclusione del percorso formativo, i partecipanti potranno ricoprire ruoli organizzativi/gestionali presso enti pubblici e privati: teatri, compagnie, istituzioni culturali.
Il Master, della durata complessiva di 1.500 ore (di cui 500 di stage), si avvale del patrocinio e della collaborazione di Emilia Romagna Teatro Fondazione, Fondazione e della Fondazione Teatro Comunale di Bologna; del patrocinio di ENCATC European Network on Cultural Management and Policy e di AGIS Associazione Generale Italiana dello Spettacolo.
Il master è diretto dal prof. Marco De Marinis, il coordinamento generale è affidato ad Antonio Taormina. Le lezioni saranno tenute da docenti dell’Università di Bologna e di altri atenei e da esperti provenienti dal mondo imprenditoriale, tra gli altri: Lucio Argano, Franco Bianchini, Vincenzo Cavaliere, Elena Cervellati, Daniele Donati, Maurizio Frittelli, Mimma Gallina, Fulvio Macciardi, Andrea Maulini, Michele Trimarchi.

http://imprenditoriaspettacolo.blogspot.it/
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E’ stato pubblicato “The Cultural and Creative Cities Monitor” della Commissione Europea

The Cultural and Creative Cities Monitor Joint Research Centre 2017 Edition

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The Cultural and Creative Cities Monitor. 2017 Edition. This first edition of the Cultural and Creative Cities Monitor shows how well 168 selected cities in 30 European countries perform on a range of measures describing the ‘Cultural Vibrancy’, the ‘Creative Economy’ and the ‘Enabling Environment’ of a city.
The Cultural and Creative Cities Monitor is designed to help national, regional and municipal policy makers identify local strengths and opportunities and benchmark their cities against similar urban centres using both quantitative and qualitative data. The Cultural and Creative Cities Monitor is thus an instrument to promote mutual exchange and learning between cities. For researchers, the pool of comparable data is expected to generate new questions and insights into the role of culture and creativity in cities’ social and economic wellbeing.
The Cultural and Creative Cities Monitor supports the European Commission’s efforts to put culture at the heart of its policy agenda.
It provides a common evidence base at city level that illuminates the importance of culture and creativity and their contribution to improving socio-economic perspectives and resilience.

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save the date: 12 luglio 2017, Firenze, presentazione del libro “La formazione al management culturale. Scenari, pratiche, nuove sfide” a cura di Antonio Taormina

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Antonio Taormina

slide Firenze okIl volume si avvale dei contributi di: Lucio Argano, Fabrizio Maria Arosio, Franco Bianchini, Alessandro Bollo, Sara Bonesso, Giada Calvano, GiannaLia Cogliandro Beyens, Alessandro Colombo, Fabio Donato, Mimma Gallina, Alessandra Gariboldi, Fabrizio Gerli, Fabrizio Montanari, Pierluigi Richini, Monica Sardelli, Annachiara Scapolan, Annick Schramme, Antonia Silvaggi, Michele Trimarchi, Bruno Zambardino.

La definizione di manager culturale è entrata ormai stabilmente nel lessico della gestione e delle politiche della cultura. Sta ad indicare un professionista in possesso di competenze chiave – in continuo divenire – che attengono più aree disciplinari; una figura le cui funzioni, di fatto non riconducibili a protocolli condivisi, comprendono più ambiti d’azione. Questo libro tratta della sua formazione e dei relativi paradigmi, contenuti, modalità. Da qui l’adozione di molteplici punti di vista, la giustapposizione di analisi di impianto accademico, interventi critici, esiti di ricerche empiriche. Ci si pone, tra gli altri, l’obiettivo di rappresentare lo stato dell’arte, nel nostro paese…

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E’ stato presentato il Rapporto “Io sono cultura 2017” della Fondazione Symbola

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Comunicato Stampa

LA CULTURA MOTORE DELL’ITALIA E DEL MADE IN ITALY:
I DATI DI IO SONO CULTURA IL RAPPORTO ANNUALE DI SYMBOLA E UNIONCAMERE

IL SISTEMA PRODUTTIVO CULTURALE E CREATIVO PRODUCE 89,9 MILIARDI DI VALORE AGGIUNTO E NE MUOVE IN TOTALE 250: IL 16,7% DELLA RICCHEZZA PRODOTTA

LAZIO E LOMBARDIA SUL PODIO DELLE REGIONI CHE PIU’ PRODUCONO RICCHEZZA CON LA CULTURA
NELLA TOP TEN DELLE PROVINCE ROMA, MILANO, TORINO, SIENA, AREZZO, FIRENZE, AOSTA, ANCONA, BOLOGNA E MODENA

REALACCI: “LA CULTURA E LA CREATIVITA’ ALIMENTANO IL NOSTRO SOFT-POWER
Roma 28 giugno 2017. La cultura è uno dei motori trainanti dell’economia italiana, uno dei fattori che più alimentano la qualità e la competitività del made in Italy. Il Sistema Produttivo Culturale e Creativo, fatto da imprese, PA e non profit, genera 89,9 miliardi di euro e ‘attiva’ altri settori dell’economia, arrivando a muovere nell’insieme 250 miliardi, equivalenti al 16,7% del valore aggiunto nazionale. Un dato comprensivo del valore prodotto dalle filiere del settore, ma anche di quella parte dell’economia che beneficia di cultura e creatività e che da queste viene stimolata, a cominciare dal turismo. Una ricchezza che si riflette in positivo anche sull’occupazione: il solo Sistema Produttivo Culturale e Creativo dà lavoro a 1,5 milioni di persone (quasi 22mila unità in più del 2015), che rappresentano il 6% del totale degli occupati in Italia.
Nel complesso quello produttivo culturale e creativo è un sistema con il segno più: nel 2016 ha prodotto un valore aggiunto superiore rispetto all’anno precedente (+1,8%), sostenuto da un analogo aumento dell’occupazione (+1,5%). Crescite lievemente superiori a quelle relative al complesso dell’economia (+1,5% di valore aggiunto e +1,3% di occupazione).

È quanto emerge dal Rapporto 2017 “Io sono cultura – l’Italia della qualità e della bellezza sfida la crisi”, elaborato da Fondazione Symbola e Unioncamere, con la collaborazione e il sostegno della Regione Marche e di Sida Group, presentato oggi a Roma alla presenza del ministro Dario Franceschini e del Presidente di Confindustria Vincenzo Boccia, dal Segretario Generale di Unioncamere Giuseppe Tripoli, dal Presidente di Symbola Ermete Realacci e dal presidente di Unioncamere Ivan Lo Bello. L’unico studio in Italia che, annualmente, quantifica il peso della cultura e della creatività nell’economia nazionale. I numeri dimostrano senza ombra di dubbio che la cultura è uno dei motori della nostra economia e della ripresa.
Arrivato alla settima edizione, lo studio propone numeri e storie ed è realizzato grazie al contributo di circa 40 personalità di punta nei diversi settori, alla partnership con Fondazione Fitzcarraldo e Si.Camera e con il patrocinio del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo. Dall’analisi emerge con chiarezza quanto il ‘sistema Italia’ debba a cultura e creatività: il 6% della ricchezza prodotta in Italia, nel 2016, pari a
89,9 miliardi di euro. Ma non finisce qui: perché il Sistema Produttivo Culturale e Creativo (SPCC) ha un effetto moltiplicatore sul resto dell’economia pari a 1,8. In altre parole, per ogni euro prodotto dal SPCC, se ne attivano 1,8 in altri settori. Gli 89,9 miliardi, quindi, ne ‘stimolano’ altri 160, per arrivare a quei 250 miliardi prodotti dall’intera filiera culturale, il 16,7% del valore aggiunto nazionale, col turismo come principale beneficiario di questo effetto volano. Più di un terzo della spesa turistica nazionale, esattamente il 37,9%, è attivata proprio dalla cultura e dalla creatività.
Per ragioni relative alla conservazione dell’identità e al rilancio dell’economa turistica, è assolutamente rilevante il fatto che, per i prossimi 10 anni, l’intera quota dedicata alla conservazione dei beni culturali dell’8 per mille destinato allo Stato sarà utilizzata per interventi di ricostruzione e restauro del patrimonio culturale nelle aree colpite dai terremoti del Centro Italia.
E del fattore strategico ‘cultura’ sembra aver preso maggiore coscienza anche l’Unione Europea: in quest’ottica va letto l’impegno del Parlamento Europeo per l’istituzione del Fondo di garanzia sui prestiti, che attribuisce 122 milioni di euro a intermediari selezionati dal Fondo Europeo per gli investimenti, per consentire ai soggetti dei settori culturale, creativo e audiovisivo di accedere a finanziamenti a tassi interessanti e senza ricorrere a garanzie personali.

“Cultura e creatività sono la chiave di volta in tutti i settori produttivi di un’Italia che fa l’Italia – commenta Ermete Realacci, presidente della Fondazione Symbola -. Consolidano la missione del nostro Paese orientata alla qualità e all’innovazione: un soft power che attraversa prodotti e territori, un prezioso biglietto da visita. Una forma di diplomazia economica, nel quadro di quella che si sta configurando come la nuova Via della seta tra Oriente e Occidente. Un’infrastruttura necessaria anche per affrontare le sfide che abbiamo davanti: uno sviluppo a misura d’uomo, le migrazioni, la lotta al terrorismo, i mutamenti climatici. L’intelligenza umana è infatti la fonte di energia più rinnovabile e meno inquinante che c’è. Se l’Italia produce valore e lavoro puntando sulla cultura e sulla bellezza aiuta il futuro”.

“La cultura è una ricchezza straordinaria da tutelare e conservare ma anche un asset dello sviluppo produttivo su cui puntare”, sottolinea il presidente di Unioncamere, Ivan Lo Bello. “Ciò vale ancor più oggi, con la rivoluzione tecnologica in atto. Il mondo che affronteremo nei prossimi anni sarà guidato da una serie di trasformazioni radicali concentrate soprattutto nella sfera del lavoro e delle competenze. Solo puntando sulla creatività possiamo affrontare questa rivoluzione nel migliore dei modi. I dati mostrano che chi opera nel campo delle professioni culturali e creative possiede un più alto livello d’istruzione (il 40,9% degli occupati è laureato contro il 20,0% negli altri settori) e ottiene un reddito da lavoro circa il 15% più alto di quanto avviene mediamente. Puntare sulla cultura e sulla creatività significa, quindi, puntare su competenze in grado di affrontare la stagione dell’Industria 4.0”.

Art bonus
Il trend positivo del sistema culturale è stato favorito anche dall’Art Bonus, il credito d’imposta introdotto nel 2014 grazie al quale sono nati 5.216 mecenati che nell’insieme hanno donato 123 milioni di euro. Una misura che sta contribuendo ad un avvicinamento potenzialmente dirompente tra patrimonio storico artistico e forze della società.

Cosa si intende per Sistema Produttivo Culturale e Creativo
Questa analisi scandaglia il Sistema Produttivo Culturale e Creativo ovvero tutte quelle attività economiche che producono beni e servizi culturali, ma anche tutte quelle attività che non producono beni o servizi strettamente culturali, ma che utilizzano la cultura come input per accrescere il valore simbolico dei prodotti, quindi la loro competitività, che nello studio definiamo creative-driven. Il sistema produttivo culturale si articola in 5 macro settori: industrie creative (architettura, comunicazione, design), industrie culturali propriamente dette (cinema, editoria, videogiochi, software, musica e stampa), patrimonio storico-artistico (musei, biblioteche, archivi, siti archeologici e monumenti storici), performing arts e arti visive a cui si aggiungono le imprese creative-driven (imprese non direttamente riconducibili al settore ma che impiegano in maniera strutturale professioni culturali e creative, come la manifattura evoluta e l’artigianato artistico). Dal mobile alla nautica, larga parte della capacità del made in Italy di competere nel mondo sarebbe impensabile senza il legame con il design, con le industrie culturali e creative.

I settori, i trend 
Le industrie culturali producono, da sole, oltre 33 miliardi di euro di valore aggiunto, ovvero il 37,1% della ricchezza generata dal SPCC, dando lavoro a 492mila persone (32,9% del settore). Contributo importante anche dalle industrie creative, capaci di produrre 12,9 miliardi di valore aggiunto (il 14,4% del totale del comparto), grazie all’impiego di 253mila addetti (16,9%). Performing arts e arti visive generano invece 7,2 miliardi di euro di ricchezza e 129mila posti di lavoro;a conservazione e valorizzazione del patrimonio storico-artistico si devono quasi 3 miliardi di euro di valore aggiunto e oltre 53mila addetti. A questi quattro ambiti, che rappresentano il cuore delle attività culturali e creative, si aggiungono i rilevanti risultati delle attività creative-driven: 33,5 miliardi di euro di valore aggiunto (il 37,2% dell’intero sistema culturale e creativo) e 568mila addetti (38% del totale del sistema culturale e creativo).
Guardando alla dinamica dei settori, il dato eclatante è che, a differenza del quinquennio precedente, tutti i segmenti registrano bilanci positivi, sia in termini di valore aggiunto che di occupazione. Le performance più rilevanti rimangono connesse ai segmenti che già negli ultimi cinque anni avevano mostrato segnali positivi, come il design (+2,5% per valore aggiunto e +1,9% per occupazione), i videogame (+2,5% per il valore aggiunto e +1,7% per occupazione) e la produzione creative-driven (+1,7% per valore aggiunto e +1,5% per occupazione). Pur restando il talento il cuore di tutti questi settori, al dinamismo descritto ha contribuito anche il significativo incremento dei livelli di istruzione richiesti alle professioni culturali e creative. Tra il 2011 e il 2016 coloro che operano nel Sistema Produttivo Culturale e Creativo e sono in possesso di una laurea sono aumentati dal 33 al 41%: valore nettamente superiore al resto dell’economia, in cui si è registrato un incremento inferiore a 3 punti percentuali (dal 17 al 20%). Segno che il comparto ha individuato anche nella crescita delle competenze una delle risposte alla crisi che ha investito orizzontalmente tutti i settori, in particolar modo quelli legati al Core cultura.

Le imprese
Sulla base dei dati del Registro delle Imprese delle Camere di commercio il Sistema Produttivo Culturale e Creativo italiano conta a fine 2016 413.752 imprese, che incidono per il 6,8% sul totale delle attività economiche del Paese. In particolare, le imprese che operano nei settori del Core Cultura, direttamente collegate alle attività culturali e creative, sono 289.112, a cui va ad aggiungersi la componente creative- driven, dove confluiscono tutte le attività economiche non strettamente riconducibili alla dimensione culturale ma caratterizzate da strette sinergie con il settore (124.640 imprese).
La gran parte delle imprese del Core Cultura, oltre una impresa su tre, assume la forma di ditta individuale (98.474 imprese, pari ad un incidenza del 34,1%). Le società di capitale raccolgono circa il 27% delle attività, con punte che superano addirittura il 50% tra le attività che si occupano della produzione di contenuti audiovisivi e le attività di videogiochi e software. Le società di capitale sono diffuse anche tra le imprese del patrimonio storico-artistico (il 31,9% del totale). In tale ambito, risaltano anche le “altre forme”, con un peso non trascurabile delle cooperative (9,9%). Queste ultime, in particolare, che rappresentano complessivamente il 2,0% delle imprese del Core Cultura, costituiscono addirittura quasi il 36% delle attività economiche nell’ambito delle performing arts e arti visive.
Le imprese femminili sono particolarmente presenti nel sistema cultura: sono, infatti, ben 52.145, pari al 18% delle imprese del Core Cultura. Più di una impresa femminile su due si concentra nell’editoria (il 55%), cui segue, a distanza, il comparto della comunicazione (18,6%).
Per quanto attiene alle imprese giovanili, queste rappresentano l’8% della componente Core Cultura. Anche in tal caso risaltano, in primo luogo, l’editoria, che racchiude oltre il 40% delle imprese “under 35”, e a seguire il comparto della comunicazione (con il 18,8%).
Hanno un’incidenza minore, ma non per questo trascurabile, le imprese condotte da stranieri, che a fine 2016 costituiscono il 3,8% del totale delle imprese del Core cultura.
Geografia della cultura
La provincia di Roma, con il 10%, è al primo posto in Italia per incidenza del valore aggiunto del Sistema Produttivo Culturale e Creativo sul totale dell’economia. Seconda Milano (con il 9,9%), terza Torino, attestata sulla soglia dell’8,6%. Seguono Siena (8,2%), Arezzo (7,6%) e Firenze (7,1%). E ancora: Aosta, attestata al 6,9%, Ancona (6,8%), Bologna e Modena, entrambe al 6,6%.
In termini di occupazione, la leadership per incidenza dei posti di lavoro sul totale dell’economia è da attribuire a Milano, attestata al 10,1%. Al ridosso si collocano Roma (8,7%), Arezzo (8,6%%), Torino (8,2%), Firenze (7,6%), Modena Bologna e Trieste (tutte e tre al 7,5%), Monza-Brianza ( 7,3%) e Aosta (7,2%).
Quanto alle macroaree geografiche, è il Centro a fare la parte del leone: qui, la cultura e la creatività producono il 7,4% del valore aggiunto. Seguono, da vicino, il Nord-Ovest (6,8%) e il Nord-Est, la cui incidenza si attesta al 5,5%. Il Mezzogiorno, ricco di giacimenti culturali e un patrimonio storico e artistico di primo ordine a livello mondiale, non riesce ancora a tradurre tutto ciò in ricchezza; solo il 4,1% del valore aggiunto prodotto dal territorio è da ascrivere alla cultura, il che rappresenta un problema ma allo stesso tempo un’opportunità di rilancio, su cui siamo obbligati a investire nei prossimi anni. Dinamiche simili si riscontrano per l’occupazione, con il Nord-Est che, in questo caso, mostra una performance leggermente migliore di quella del Nord-ovest.
A livello regionale, il peso delle grandi aree metropolitane a specializzazione culturale e creativa si fa sentire. Il Lazio si colloca primo (8,9%) seguito dalla Lombardia (7,2%). Dopo la Valle d’Aosta, troviamo il Piemonte (6,7%) e le Marche (6,0%). Sul fronte dell’occupazione, i primi quattro posti sono ripetuti nell’ordine: primo è il Lazio (7,8%), seguito da Lombardia, Valle d’Aosta e Piemonte. La quinta piazza, in questo caso, è occupata dall’Emilia Romagna (6,5%).

save the date: 12 luglio 2017, Firenze, presentazione del libro “La formazione al management culturale. Scenari, pratiche, nuove sfide” a cura di Antonio Taormina

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Il volume si avvale dei contributi di: Lucio Argano, Fabrizio Maria Arosio, Franco Bianchini, Alessandro Bollo, Sara Bonesso, Giada Calvano, GiannaLia Cogliandro Beyens, Alessandro Colombo, Fabio Donato, Mimma Gallina, Alessandra Gariboldi, Fabrizio Gerli, Fabrizio Montanari, Pierluigi Richini, Monica Sardelli, Annachiara Scapolan, Annick Schramme, Antonia Silvaggi, Michele Trimarchi, Bruno Zambardino.

La definizione di manager culturale è entrata ormai stabilmente nel lessico della gestione e delle politiche della cultura. Sta ad indicare un professionista in possesso di competenze chiave – in continuo divenire – che attengono più aree disciplinari; una figura le cui funzioni, di fatto non riconducibili a protocolli condivisi, comprendono più ambiti d’azione. Questo libro tratta della sua formazione e dei relativi paradigmi, contenuti, modalità. Da qui l’adozione di molteplici punti di vista, la giustapposizione di analisi di impianto accademico, interventi critici, esiti di ricerche empiriche. Ci si pone, tra gli altri, l’obiettivo di rappresentare lo stato dell’arte, nel nostro paese, di quest’area della formazione fondamentale per lo sviluppo e l’innovazione dei settori della cultura e della creatività. Finalità del libro è altresì proporre elementi di riflessione per le istituzioni culturali, le università e gli altri enti che progettano e realizzano percorsi formativi, per i docenti e soprattutto per i futuri manager della cultura.

per leggere un’anteprima del libro clicca qui

E’ uscito il bando del master in Imprenditoria dello Spettacolo dell’Università di Bologna a.a. 2017-2018

E’ uscito il bando di concorso per l’ammissione alla selezione del
Master di I livello in
“Imprenditoria dello Spettacolo” dell’Alma Mater Studiorum Università di Bologna
a.a. 2017- 2018. Scadenza 4 dicembre 2017.

per scaricare il bando: clicca qui
Info: http://imprenditoriaspettacolo.blogspot.it/p/bando.html

save the date: 17 maggio 2017, Milano, Gestione e politiche per la cultura. Intorno al libro di Antonio Taormina “La formazione al management culturale. Scenari, pratiche, nuove sfide”

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Il volume si avvale dei contributi di: Lucio Argano, Fabrizio Maria Arosio, Franco Bianchini, Alessandro Bollo, Sara Bonesso, Giada Calvano, GiannaLia Cogliandro Beyens, Alessandro Colombo, Fabio Donato, Mimma Gallina, Alessandra Gariboldi, Fabrizio Gerli, Fabrizio Montanari, Pierluigi Richini, Monica Sardelli, Annachiara Scapolan, Annick Schramme, Antonia Silvaggi, Michele Trimarchi, Bruno Zambardino.

La definizione di manager culturale è entrata ormai stabilmente nel lessico della gestione e delle politiche della cultura. Sta ad indicare un professionista in possesso di competenze chiave – in continuo divenire – che attengono più aree disciplinari; una figura le cui funzioni, di fatto non riconducibili a protocolli condivisi, comprendono più ambiti d’azione. Questo libro tratta della sua formazione e dei relativi paradigmi, contenuti, modalità. Da qui l’adozione di molteplici punti di vista, la giustapposizione di analisi di impianto accademico, interventi critici, esiti di ricerche empiriche. Ci si pone, tra gli altri, l’obiettivo di rappresentare lo stato dell’arte, nel nostro paese, di quest’area della formazione fondamentale per lo sviluppo e l’innovazione dei settori della cultura e della creatività. Finalità del libro è altresì proporre elementi di riflessione per le istituzioni culturali, le università e gli altri enti che progettano e realizzano percorsi formativi, per i docenti e soprattutto per i futuri manager della cultura.