Spettacolo: Il Tar del Lazio accoglie i ricorsi dell’Elfo e del Teatro Due sul regolamento Fus

articolo tratto da:  teatro e critica

Sono stati accolti i ricorsi del Teatro dell’Elfo e del Teatro Due di Parma sul regolamento del Fus. Qui i link alle sentenze

La notizia arriva nella giornata di oggi, ma la sentenza del tribunale Amministrativo del Lazio è stata depositata ieri: sono stati accolti i ricorsi del Teatro dell’Elfo e del Teatro Due di Parma.

Uno dei punti più importanti della sentenza mette in crisi l’intero regolamento del fus con queste parole:

[…] D’altra parte, l’analisi “strutturale” dei caratteri e degli effetti delle disposizioni introdotte con l’atto, che costituisce – com’è noto – il frutto di un risalente e significativo filone di studi della dottrina costituzionalistica e amministrativistica italiana, non può non essere accompagnata dal realistico rilievo dell’impatto “politico” della disciplina in questione. Sotto questo profilo, risulta impossibile negare il carattere di fonte di diritto a un atto che, secondo quanto risulta dalla stessa prospettazione della difesa erariale, ma anche dal dibattito parlamentare e dall’opinione degli operatori di settore, ha inteso cambiare completamente la logica del finanziamento pubblico col passaggio da un intervento “a sostegno” a un intervento di “investimento” caratterizzato da una visione unitaria di base e dal superamento dell’impostazione “storica” nella direzione di un’impostazione “progettuale” su base comparativa e pluriennale. In questo senso, il requisito dell’innovatività va ben oltre il profilo formale e si rivela denso di contenuto sul piano ordinamentale-istituzionale, consentendo di pervenire all’inequivoco rilievo della natura pienamente normativa della nuova disciplina.

Queste considerazioni depongono nel senso di una conclusione univoca: il D.M. impugnato ha natura sostanziale di regolamento ed è stato emanato in violazione delle disposizioni procedimentali di cui all’art. 17 della L. n. 400/1988, che prevede – tra l’altro – il parere obbligatorio del Consiglio di Stato (che non risulta essere stato acquisito).
Ciò consente di rilevarne la radicale illegittimità anche a prescindere dagli ulteriori profili attinenti alla violazione dell’art. 117 della Costituzione, che attribuisce alla competenza concorrente delle Regioni la materia della promozione delle attività culturali (con la connessa potestà regolamentare esclusiva): quest’ultima questione, infatti, pur identificando un distinto vizio di legittimità, non è stata sollevata tempestivamente con il ricorso introduttivo, bensì solamente nelle successive memorie di parte ricorrente.

Qui l’ultima parte del dispositivo giuridico:

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Seconda Quater), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e per l’effetto annulla gli atti impugnati come da motivazione.
Dispone la compensazione delle spese e delle competenze di giudizio.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Leggi la sentenza completa per il Teatro dell’Elfo

Leggi la sentenza completa per il Teatro Due di Parma

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Riforma Fus: la legge dei grandi numeri

Tutti gli interventi di #inchiestaFUS

Scarica il documento con la Relazione finale della Commissione Teatro per il 2015

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E’ stato presentato il Rapporto IO SONO CULTURA 2016 realizzato da Symbola e Unioncamere

2016

 

Roma, 23 giugno 2016. La cultura si conferma uno dei motori trainanti dell’economia italiana e partecipa alla ripresa. Il sistema produttivo culturale e creativo fatto da imprese, PA e non profit genera 89,7 miliardi di euro e ‘attiva’ altri settori dell’economia arrivando a muovere nell’insieme 249,8 miliardi, equivalenti al 17% del valore aggiunto nazionale. Un dato comprensivo del valore prodotto dalle filiere del settore, ma anche da quella parte dell’economia che beneficia di cultura e creatività e che da queste viene stimolata, a cominciare dal turismo. Una ricchezza che si riflette in positivo anche sull’occupazione: il solo sistema produttivo culturale e creativo dà lavoro a 1,5 milioni di persone (il 6,1% del totale degli occupati in Italia). E se nel periodo 2011/2015 la crisi si è fatta sentire incidendo in negativo su valore aggiunto e occupati del Paese, rispettivamente con il -0,1% e il -1,5%, nelle filiere culturali e creative la ricchezza è invece cresciuta dello 0,6% e gli occupati dello 0,2%.

È quanto emerge dal Rapporto 2016 “Io sono cultura – l’Italia della qualità e della bellezza sfida la crisi” elaborato da Fondazione Symbola e Unioncamere con la collaborazione e il sostegno dell’Assessorato alla Cultura della Regione Marche e di Sida Group, presentato oggi a Roma alla presenza del Ministro Dario Franceschini dal Segretario Generale di Unioncamere Giuseppe Tripoli, dal Presidente di Symbola Ermete Realacci e dal Presidente di Unioncamere Ivan Lo Bello. L’unico studio in Italia che annualmente quantifica il peso della cultura e della creatività nell’economia nazionale. I numeri dimostrano senza ombra di dubbio che la cultura è uno dei motori primari della nostra economia e della ripresa che inizia a mostrare i primi segnali, un sostegno strategico alla competitività del made in Italy.

Lo studio propone numeri e storie ed è realizzato anche grazie al contributo di circa 40 personalità di punta nei diversi settori, alla partnership con Fondazione Fitzcarraldo e Si.Camera e con il patrocinio del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo. Dall’analisi emerge con chiarezza quanto il ‘sistema Italia’ debba a cultura e creatività: il 6,1% della ricchezza prodotta in Italia nel 2015, pari a89,7 miliardi di euro. Ma non finisce qui: perché il Sistema Produttivo Culturale e Creativo (SPCC) ha sul resto dell’economia un effetto moltiplicatore pari a 1,8. Per ogni euro prodotto dal SPCC, se ne attivano 1,8 in altri settori. Gli 89,7 miliardi, quindi, ne ‘stimolano’ altri 160,1, per arrivare a quei 249,8 miliardi prodotti dall’intera filiera culturale, il 17% del valore aggiunto nazionale, col turismo come principale beneficiario di questo effetto volano. Più di un terzo della spesa turistica nazionale, esattamente il 37,5%, è attivata proprio dalla cultura e dalla creatività.

E del fattore strategico ‘cultura’ sembra aver preso maggiore coscienza anche l’UE: in quest’ottica va letto l’impegno del Parlamento Europeo per il suo inserimento come undicesima priorità del piano Juncker, volto a rilanciare l’economia del continente grazie ad un investimento di 315 miliardi di euro a favore degli Stati membri.

“L’Italia è forte se scommette su ciò che la rende unica e desiderata nel mondo: cultura, qualità, conoscenza, innovazione, territorio e coesione sociale – commenta il presidente della Fondazione Symbola Ermete Realacci -. Dal rapporto emerge un Paese che è già proiettato nel domani, che crede nelle sue forze e nelle sue capacità, consapevole che la sua cultura dalla radici antiche è oggi un importante volano per la crescita. Un Paese che guarda avanti con coraggio senza dimenticare la sua storia, che coglie le opportunità della green economy e della digitalizzazione ma non dimentica la sua natura artigiana, fatta di piccole e medie imprese che traggono la loro forza dalla sapienza dei territori, dai loro saperi e dalla loro coesione. Un’Italia che fa l’Italia, che può vincere la sfida del futuro”.

“Se il nostro Paese sta uscendo dal tunnel della crisi, lo deve anche all’apporto fondamentale di quel mix di cultura, bellezza, creatività espresso dalle oltre 400mila imprese oggetto dell’analisi di Symbola e Unioncamere e, in modo particolare, da quelle attività del made in Italy caratterizzate da forti sinergie con il settore culturale”, sottolinea il presidente di Unioncamere, Ivan Lo Bello. “Si tratta di un insieme di imprese che ha compreso l’importanza di investire in professionalità culturali e creative per competere sui mercati, veicolando la bellezza e lo stile che il mondo ci invidia. La grande ‘voglia’ di Italia che c’è all’estero si deve a questi attori, che quotidianamente affrontano la competizione internazionale puntando prima di tutto sulla propria inventiva e sull’innovazione”.

 

Art bonus

Il trend positivo del sistema culturale è stato favorito anche dall’Art Bonus, il credito d’imposta introdotto nel 2014 e che, ad oggi, ha registrato 2.728 donazioni per 62 milioni di euro; ma soprattutto segnala un avvicinamento tra beni storico artistici e forze della società che si esprime non solo in versamenti in denaro, ma anche in impegno civico, di tempo ed energie dedicate al patrimonio culturale.

Cosa si intende per sistema produttivo culturale e creativo

Questa analisi scandaglia il sistema produttivo culturale e creativo fatto di musei, gallerie, festival, beni culturali, letteratura, cinema, performing arts, architettura, design e comunicazione, ma anche tutte quelle attività produttive che non rappresentano in sé un bene culturale, ma che dalla cultura traggono linfa creativa e competitività che nello studio definiamo creative-driven. Il sistema produttivo culturale si articola quindi in 5 macro settori: industrie creative (architettura, comunicazione e branding, design), industrie culturali propriamente dette (film, video, mass-media, videogiochi e software, musica, libri e stampa), patrimonio storico-artistico architettonico (musei, biblioteche, archivi, siti archeologici e monumenti storici), performing art e arti visive (rappresentazioni artistiche, divertimento, convegni e fiere) e imprese creative-driven (imprese non direttamente riconducibili al settore ma che impiegano in maniera strutturale professioni culturali e creative, come la manifattura evoluta e l’artigianato artistico). Dal mobile alla nautica, larga parte della capacità del made in Italy di competere nel mondo sarebbe impensabile senza il legame con il design, con le industrie culturali e creative.

I settori, i trend

Le industrie culturali producono, da sole, quasi 33 miliardi di euro di valore aggiunto, ovvero il 36,6% della ricchezza generata dal SPCC, dando lavoro a 487mila persone (32,6% del settore). Contributo importante anche dalle industrie creative, capaci di produrre 12,7 miliardi di valore aggiunto (il 14,2% del totale del comparto), grazie all’impiego di 250mila addetti (16,7%). Performing arts e le arti visive generano invece 7 miliardi di euro di ricchezza e quasi 127mila posti di lavoro; da conservazione e valorizzazione del patrimonio culturale arrivano quasi 3 miliardi di euro di valore aggiunto e impiega 52mila addetti.
A questi quattro ambiti, che rappresentano il cuore delle attività culturali e creative, si aggiungono i rilevanti risultati delle attività creative-driven: 34 miliardi di euro di valore aggiunto (il 38,2% dell’intermo sistema culturale creativo) e 577mila addetti (38,7% del totale del sistema culturale e creativo). Considerando la dinamica dei settori, nel periodo 2011-2015, le performance più rilevanti sono quelle connesse al design (+10,8% per valore aggiunto e +13,8% per occupazione), alle produzioni creative-driven (+5,4% per valore aggiunto e +1,4% per occupazione), al videogame (+3,7% per il valore aggiunto e +1% per occupazione), alla musica (+3,0% per valore aggiunto).

Valore aggiunto e occupazione del Sistema Produttivo Culturale e Creativo italiano per settore
Anno 2015 (valori assoluti e composizioni percentuali)

 

Geografia della cultura

La provincia di Milano è al primo posto in Italia sia per valore aggiunto che per occupati legati alle industrie culturali e creative (rispettivamente 10,4% e 10,5% del totale dell’economia provinciale). Nella classifica provinciale per incidenza del valore aggiunto del sistema produttivo culturale e creativo sul totale dell’economia, seguono Roma, attestata sulla soglia del 10%, Torino al 9,1%, Siena all’8,5% eArezzo al 7,8%. Quindi Firenze con il 7,5%, Modena e Ancona entrambe al 7,2%, Bologna con il 7,1% e Trieste al 6,7%. Dal punto di vista dell’incidenza dell’occupazione del sistema produttivo culturale e creativo sul totale dell’economia, come anticipato, è sempre Milano la provincia con le migliori performance. Ma subito dopo troviamo Arezzo (9%), Roma (8,8%), Torino (8,5%), Firenze (8%),Modena (7,7%), Bologna (7,6%), Monza-Brianza e Trieste (entrambe al 7,5%), Aosta (7,3%).

Quanto alle macroaree geografiche, è il Centro a fare la parte del leone: qui cultura e creatività producono il 7,5% del valore aggiunto totale dell’economia locale. Seguono da vicino il Nord-Ovest, che attraverso l’industria culturale e creativa genera il 7,1% del suo valore aggiunto e il Nord-Est, che sempre dal settore delle produzioni culturali e creative vede arrivare il 5,8% della sua ricchezza. Staccato il Mezzogiorno, che dalle industrie culturali produce il 4,3% della sua ricchezza. Dinamica simile, ma con i primi due posti invertiti, si ritrova anche per l’incidenza dell’occupazione creata dalla cultura sul totale dell’economia.

Passando alle Regioni, sul podio alla classifica per incidenza del valore aggiunto di cultura e creatività sul totale dell’economia, si piazzano Lazio (prima in classifica con l’8,9%), Lombardia(7,5%) e Piemonte (7,1%); quarta la Valle d’Aosta (6,6%) e quinte le Marche (6,2%). Seguono Emilia Romagna e Toscana (entrambe al 6%), Friuli Venezia Giulia (5,7%), Veneto e Trentino Alto Adige(entrambe con il 5,6%).

Considerando, invece, l’incidenza dell’occupazione delle industrie culturali sul totale dell’economia regionale la classifica subisce qualche variazione: podio per Lazio, Lombardia e Valle d’Aosta, rispettivamente con il 7,8%, il 7,6% e il 7,3%; quindi Piemonte (7%), Emilia Romagna eMarche (attestate al 6,6%), Trentino Alto Adige (6,5), Veneto, Toscana e Friuli Venezia Giulia(tutte e tre al 6,3%).

Nel periodo 2011-2015 le regioni che più hanno visto crescere l’incidenza del valore aggiunto del SPCC sono la Valle d’Aosta (+0,89 punti percentuali), le Marche (+0,45) e l’Emilia Romagna (+0,39), quindi la Toscana (0,39 punti percentuali) e il Trentino Alto Adige (0,31). Quelle in cui è migliorata di più l’incidenza degli occupati del SPCC sono invece la Valle d’Aosta (0,96 punti percentuali), il Trentino Alto Adige (0,44), l’Emilia Romagna (0,43), la Puglia (0,31) e la Lombardia(0,28).

Prime province per incidenza di valore aggiunto e occupazione del SPCC
Anno 2015 (valori percentuali)


Prime regioni italiane per incidenza del valore aggiunto e dell’occupazione del sistema produttivo culturale e creativo sul totale dell’economia
Anno 2015 (valori percentuali)

Crescita del ruolo del Sistema Produttivo Culturale e Creativo nelle economie regionali
Anni 2011-2015 (differenze in punti percentuali delle quote di valore aggiunto)